Delitto Mattarella: il mistero del guanto sparito dalla Fiat dei killer

Il guanto scomparso: la prova che poteva smascherare gli assassini di Mattarella

Ci sono delitti che non smettono di parlare, anche quando sono passati più di quarant’anni. Il delitto di Piersanti Mattarella è uno di questi.

La mattina del 6 gennaio 1980, nel cuore di Palermo, il presidente della Regione Siciliana veniva assassinato sotto casa, davanti alla moglie e ai figli. Un omicidio che segnò profondamente la storia politica italiana e che, fin dall’inizio, fu considerato uno dei cosiddetti “omicidi politici” di Cosa Nostra, insieme a quelli di Michele Reina e di Pio La Torre.

Eppure, nonostante processi, condanne e decenni di indagini, attorno a quell’assassinio continuano ad emergere elementi inquietanti. Dettagli apparentemente secondari che, riletti oggi alla luce di nuovi atti giudiziari, assumono un peso completamente diverso.

È proprio da uno di questi dettagli che prende avvio questa inchiesta.

Un oggetto piccolo, quasi insignificante.

Un guanto di pelle marrone.

Quel guanto venne trovato all’interno della Fiat 127 utilizzata dai killer per la fuga, rubata il giorno prima dell’omicidio. Era lì, nell’abitacolo dell’auto, quando la Polizia scientifica effettuò i rilievi tecnici poche ore dopo l’agguato.

Il reperto venne fotografato. Documentato. Annotato negli atti.

E poi sparì.

Per oltre quarant’anni di quel guanto non si è parlato quasi più. Non compariva nelle ricostruzioni processuali del delitto, né nelle sintesi investigative più note.

Fino a quando, negli ultimi anni, la Procura di Palermo ha deciso di tornare a scavare tra i reperti e i documenti di quella vecchia indagine.

Le nuove verifiche, condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia di Palermo, hanno riportato alla luce proprio la vicenda di quel guanto e le anomalie che ne accompagnarono la gestione nelle prime ore dell’inchiesta.

L’indagine della DIA si è conclusa con un passaggio giudiziario significativo: nell’ottobre del 2025 è stato emesso un provvedimento restrittivo nei confronti di Filippo Piritore, oggi ex prefetto ma all’epoca dei fatti funzionario della Squadra Mobile di Palermo, accusato di depistaggio in relazione alla gestione di alcuni elementi investigativi del delitto Mattarella.

Naturalmente — ed è bene ricordarlo — per il dottor Piritore vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Ma gli atti dell’indagine hanno riportato alla luce un interrogativo che pesa come un macigno sulla storia di questo omicidio.

Che fine ha fatto il guanto trovato nell’auto degli assassini?

Un reperto che avrebbe potuto contenere impronte digitali, fibre, tracce biologiche. Un elemento che, con le tecnologie investigative di oggi, potrebbe forse ancora indicare il nome di chi premette il grilletto.

Eppure quel guanto — fotografato sulla scena del crimine — oggi non esiste più.

Non si trova nei corpi di reato.
Non è negli archivi della polizia scientifica.
Non è nei depositi della Procura.

È semplicemente sparito.

Nell’ordinanza della GIP di Palermo, la giudice Antonella Consiglio utilizza parole pesantissime per descrivere ciò che emerge dalla ricostruzione delle nuove indagini: secondo quanto emerge dall’ordinanza, le attività investigative dell’epoca sarebbero state

“gravemente inquinate e compromesse”

dall’azione di appartenenti alle istituzioni che avrebbero sottratto dal compendio probatorio proprio quel reperto.

Il guanto di pelle marrone.

Un oggetto piccolo, quasi invisibile nel mare di atti di un’indagine complessa.

Eppure forse l’unico elemento che avrebbe potuto condurre direttamente agli assassini di Piersanti Mattarella.

Da qui comincia il nostro viaggio dentro uno dei capitoli più oscuri della storia investigativa di questo delitto.

Perché la storia del guanto scomparso non è soltanto la storia di un reperto perduto.

È la storia di un possibile depistaggio nelle prime ore di un omicidio politico che ancora oggi continua a interrogare la coscienza civile di questo Paese.

Guglielmo Bongiovanni

Nel prossimo episodio:

Il percorso del guanto: chi lo prese e dove scomparve davvero.

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