Il guanto dei killer: la prova sparita

Il percorso del guanto: dal delitto alla scomparsa

La prova che poteva portare al killer di Piersanti Mattarella


Dopo il ritrovamento: cosa accadde al guanto

Nel primo episodio di questa inchiesta abbiamo ricostruito un punto ormai documentato negli atti giudiziari più recenti: il guanto di pelle marrone rinvenuto nella Fiat 127 utilizzata dai killer di Piersanti Mattarella esisteva realmente ed era stato fotografato, durante i rilievi dal Gabinetto regionale della Polizia scientifica, il 6 gennaio 1980.

Oggi sappiamo anche che quel reperto è scomparso e che, secondo la GIP Antonella Consiglio, le indagini dell’epoca furono

“gravemente inquinate e compromesse”

da appartenenti alle istituzioni.

Ma cosa accadde esattamente a quel guanto nelle ore e nei giorni immediatamente successivi al delitto?

Per rispondere a questa domanda bisogna ricostruire il percorso del reperto dopo il sopralluogo sulla Fiat 127.

Il sopralluogo sulla Fiat 127

La Fiat 127 utilizzata dai killer venne ritrovata poche ore dopo l’omicidio del presidente della Regione Siciliana.

All’interno dell’auto furono effettuati i rilievi tecnici da parte del Gabinetto regionale di Polizia scientifica di Palermo, che fotografò e catalogò gli oggetti presenti nell’abitacolo:

“un pantalone di colore verde, un bottone nero, due frammenti del quotidiano l’Ora e tra questi oggetti vi era anche un guanto di mano destra, in pelle di colore scuro marrone antistante al sedile anteriore destro”.

La relazione della Polizia scientifica stabiliva chiaramente che gli oggetti rinvenuti dovevano essere repertati a cura “dell’ufficio richiedente presente al sopralluogo”, cioè la Squadra mobile di Palermo.

In verità, come si evince dall’ordinanza del gip, Antonella Consiglio,

al sopralluogo, erano presenti il capo pattuglia della Volante Oreto, Armando De Chiara, Giuseppe Botti, Gaetano Azzolina e Michele D’Angelo, tutti foto-segnalatori del Gabinetto regionale di Polizia scientifica, nonché Girolamo Di Fazio e Filippo Piritore, all’epoca, funzionari in servizio presso la Squadra mobile di Palermo”.

Entrambi immortalati in una foto scattata durante i rilievi

“che ritrae i due funzionari in procinto di salire sull’auto di servizio Alfasud”,

all’epoca in uso alla Squadra mobile.

Ed è qui che la vicenda comincia a complicarsi.

Difatti fu soltanto Filippo Piritore che il 7 gennaio del 1980, l’indomani dell’uccisione di Piersanti Mattarella, sentì il proprietario della Fiat 127 che riconobbe come

propri tutti gli oggetti ritrovati sulla sua macchina eccetto il guanto

“riconosco in questi uffici il pantalone che mi avete mostrato, riconoscendolo come di mia proprietà, riconosco altresì un bottone nero per lutto pure di mia pertinenza. Nulla so dire circa il guanto di pelle di colore marrone, che è stato rinvenuto all’interno della mia autovettura”

Il guanto, quindi, si rivelò essere l’unico oggetto riconducibile

“certamente ad uno degli assassini del Presidente Mattarella”

come scrive il GIP Antonella Consiglio nella sua ordinanza che si è chiusa lo scorso ottobre con l’arresto del dott. Piritore.

Peraltro questo oggetto sicuramente non poteva essere sfuggito all’attenzione della Squadra Mobile incaricata a repertarlo e sequestrarlo.

Perfino il Ministro dell’Interno dell’epoca, il democristiano Virginio Rognoni, nel suo intervento al Senato, l’8 gennaio del 1980, a proposito dell’omicidio dell’Onorevole Mattarella sottolineava che

“sulla 127 usata dai killers è stato trovato un guanto, unico oggetto che potrebbe appartenere ai criminali”.

Chi era la fonte del ministro Rognoni?

Prima domanda rimasta senza risposta perché le indagini, a quanto ne sappiamo, non sono riusciti a saper chi fosse la fonte che informo l’allora ministro della Dc.

Come è stato possibile che l’unico elemento utile per risalire all’identità dei Killer sia sparito nel nulla?

Sappiamo però che la procura di Palermo ha acquisito un carteggio composto da una nota dattiloscritta che cita il “guanto” e che riporta l’annotazione “ore 12 dell’8.1.1980″ e in cui si legge

“Sulla 127 usata dai killers è stato trovato un guanto, unico oggetto che potrebbe appartenere ai criminali”,

di cui è ignoto l’autore.

Probabilmente, in vista dell’imminente intervento in Aula del Ministro, qualcuno comunicò, per le vie brevi, la notizia del ritrovamento del guanto a un funzionario ministeriale che si limitò ad annotare quanto informalmente riferitogli.

Ciò che ci sembra certo e che nel contesto investigativo da cui giunse la notizia al Ministro Rognoni era ben noto che il “guanto fosse l’unico oggetto” che ci avrebbe potuto portare a identificare il killer che sparò al Presidente della regione siciliana.

Giornale di Sicilia dell'8 gennaio del 1980. Nella parte centrale l'articolo di Daniele Billitteri

Ma se ciò non bastasse la notizia del ritrovamento del guanto venne pubblicata da un giornalista, Daniele Billitteri, che scrive sul quotidiano siciliano “il Giornale di Sicilia”, un articolo datato 8 gennaio 1980, facendo riferimento al rinvenimento di un “paio di guanti” all’interno della Fiat 127 utilizzata dagli assassini”.

Il Billitteri, sentito dalla procura palermitana il 3 dicembre del 2024, nel confermare che all’epoca intratteneva rapporti strettissimi con la Squadra mobile di Palermo, ebbe a dire che pur non ricordando chi gli diede la notizia confermò che certamente proveniva da quell’ambiente della mobile palermitana che era perfettamente consapevole dell’importanza dell’oggetto ritrovato.

Ma al peggio non c’è mai fine perché grazie alle accurate indagini condotte dalla Procura palermitana si è risaliti al “Rapporto preliminare sullo stato delle indagini concernenti l’omicidio in persona dell’On. Mattarella” del 9 febbraio 1980, che conteneva il compendio delle indagini fin lì svolte. Nel Rapporto non si ritrova alcun minimo riferimento all’esistenza del guanto e ai relativi accertamenti che avrebbero dovuto compiersi, come se non fosse mai esistito.

L’unica risposta c’è la fornisce Armando De Chiara, capo pattuglia della Volante Oreto che nella sua relazione di servizio, datata 6 gennaio 1980, scrive che tutti gli oggetti ritrovati furono consegnati

“al dr. Di Fazio e Piritore intervenuti sui luoghi”

Relazione trasmessa alla Squadra mobile di Palermo.

Ma ciò che è davvero strano e che di questa relazione di servizio sono state trovate, attraverso le articolate indagini, quattro copie presso la Squadra mobile di Palermo che recano segni di deposito distinti

Una reca la data del 7 gennaio 1980 che presenta il timbro della Questura di Palermo nonché quello del Capo di Gabinetto; la seconda presenta la ricevuta manoscritta della Squadra mobile di Palermo; la terza presenta la ricevuta, sempre manoscritta, della D.I.G.0.S.; la quarta risulta timbrata, in data 7 gennaio 1980, dalla Squadra mobile di Palermo.

La seconda relazione è quella che interessa perché fa riferimento al guanto

“guanto pelle marrone consegnato 7-1-80 alla guardia Di Natale scientifica per il dr. Grasso” a cui segue la firma di Filippo Piritore”.

Si tratta del magistrato Pietro Grasso, ex presidente del Senato della Repubblica e all’epoca sostituto procuratore che si occupava delle indagini sull’eliminazione del presidente siciliano Piersanti Mattarella.

Ma altra stranezza apparentemente inspiegabile, a quanto ci è dato sapere, e queste annotazioni non sono mai transitate agli atti del procedimento penale dell’epoca impedendo, di fatto, alla magistratura di conoscere nuovi elementi rilevanti finalizzati alla ricerca degli assassini che agirono in viale Libertà a Palermo il 6 gennaio del 1980.

Perché?

Ma a rendere ancora più misteriosa la vicenda del guanto è un appunto, acquisito dalla Procura, che porta la firma del dott. Filippo Piritore e che verosimilmente aveva come destinatario la Digos di Palermo in cui si dà atto dell’esistenza del guanto

“per ulteriori incombenze, ad eccezione del guanto di pelle marrone, che è stato consegnato al sostituto procuratore Grasso”

Ma quello che lascia sbigottiti e che la nota non presenta nessuna data e soprattutto nessun segno di deposito.

Quindi si potrebbe desumere che quell’appunto la Digos non l’abbia mai ricevuto.

In effetti la restituzione dei beni appartenenti al proprietario della Fiat 127 fu effettuata il 15 gennaio 1980, dopo solo una settimana dall’uccisione del presidente Mattarella, dalla stessa Squadra mobile di Palermo sempre per mano dello stesso Piritore.

Eppure di questo “guanto” se ne persa del tutto la traccia.

Che fine ha fatto il guanto?

Secondo la nota del dott. Piritore del 7 gennaio 1980 il guanto sarebbe stato consegnato

“alla guardia della Scientifica Di Natale che lo avrebbe poi dato al sostituto procuratore Piero Grasso”.

Tale prassi riveste parecchie stranezze.

Perché la Squadra mobile avrebbe dovuto consegnare un reperto fondamentale, non ancora analizzato, direttamente al magistrato?

Perché consegnare un reperto al titolare delle indagini che non avrebbe potuto compiere nessuna investigazione?

Il risultato non sarebbe stato quello di ritardare ulteriormente le indagini?

Ma il sospetto che qualcosa o qualcuno si sia mosso per depistare l’indagine ci viene anche dal dato che, non solo non è stato rinvenuto il guanto, ma al riguardo

non esiste nessun verbale di consegna firmato né da parte di Di Natale della Scientifica né da parte del magistrato o della sua segreteria.”

Lo stesso Piero Grasso sentito dalla Procura, il 24 giugno del 2024, ha dichiarato di non aver mai ricevuto il guanto rinvenuto all’interno della Fiat 127 utilizzata dai sicari di Mattarella né ha mai avuto notizie in proposito dagli investigatori della polizia giudiziaria.

Ma i misteri non finiscono qua!

Il guanto esisteva.

Fu fotografato.

Fu repertato.

E poi sparì.

Chi lo fece sparire?

Chi mente in questa tragica storia?

Lo scopriremo nel prossimo episodio

Restate con noi

Guglielmo Bongiovanni