STRAGE DI BRESCIA – PROCESSO ZORZI
In questa pagina sono raccolti gli aggiornamenti sul processo per la strage di Piazza della Loggia a carico di Roberto Zorzi.
Gli articoli di approfondimento sono raccolti nella sezione dedicata del blog
Udienza del 5 febbraio del 2026
In aula il cuore della strage
Nell’udienza del processo per la strage di Piazza della Loggia a carico di Roberto Zorzi, si è registrato un passaggio significativo: Vincenzo Vinciguerra, reo confesso della strage di Peteano del 1972, in cui furono uccisi tre carabinieri, ha deciso di non rispondere alle domande. Di fronte a questa scelta, la Corte d’Assise ha disposto una perizia antropometrica che sarà svolta sulle fotografie scattate in piazza il giorno dell’attentato. L’obiettivo è verificare eventuali presenze sul luogo della strage, alla luce delle indicazioni fornite da alcuni testimoni, tra cui Gianpaolo Stimamiglio.
Proprio Stimamiglio, nelle scorse settimane, ha dichiarato in aula che gli esecutori sarebbero stati neofascisti veronesi, affiancati logisticamente da bresciani. Testimone già centrale nel procedimento davanti al tribunale dei minori conclusosi con la condanna a trent’anni di Marco Toffaloni, ritenuto uno degli esecutori della strage, Stimamiglio ha indicato in quattro veronesi i responsabili della fase esecutiva, facendo i nomi di Claudio Bizzarri e Marco Toffaloni.
Ha inoltre indicato Paolo Marchetti, sostenendo che avrebbe «messo la bomba in quanto ne era in grado». La perizia antropometrica dovrà confrontare le immagini disponibili non solo di Marchetti, Bizzarri e dell’imputato Roberto Zorzi, ma anche di altri neofascisti veronesi citati: Maurizio Sterbeni e Francesco Veronese, oltre a Ermanno Buzzi e al colonnello dell’esercito Aldo Micchittu. Una verifica tecnica che punta a riscontrare, attraverso le fotografie, le presenze riferite in aula.
La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 26 febbraio 2026
Udienza del 26 febbraio del 2026
Deciso un sopralluogo a Verona
Un accertamento tecnico sulle fotografie dell’epoca e una verifica diretta nei luoghi indicati dai testimoni: la Corte d’assise di Brescia compie un nuovo passo nel processo sulla fase esecutiva della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, che vede imputato il veronese Roberto Zorzi, residente da anni negli Stati Uniti. Il collegio ha nominato tre ufficiali del Ris – il generale in congedo Gianpietro Lago, Francesco Zampa e Saverio Paolino – incaricandoli di confrontare le immagini scattate prima e dopo l’esplosione con le fotografie dell’epoca dell’imputato e di altri militanti dell’area neofascista indicati nelle deposizioni. L’obiettivo è stabilire se qualcuno dei soggetti citati possa essere identificato tra i presenti in piazza quella mattina.
Il sopralluogo
Il presidente della Corte ha precisato che l’analisi non è finalizzata alla ricerca di nuovi elementi d’accusa, ma esclusivamente alla verifica dell’attendibilità delle testimonianze, invitando alla massima riservatezza. Parallelamente, il 26 marzo i giudici si recheranno a Verona per un sopralluogo in alcuni siti ritenuti centrali nella ricostruzione: la caserma dei carabinieri di Parona, palazzo Carli – all’epoca sede del Comando delle Forze terrestri alleate del Sud Europa – e un edificio di via Montanari che negli anni Settanta ospitava uffici del Sid. I luoghi erano stati indicati in passato da una testimone come scenario di incontri riservati ai quali avrebbe assistito da giovane, circostanza che la Corte intende ora verificare anche sotto il profilo logistico e dimensionale.
La prossima udienza è fissata per il prossimo 10 marzo 2026
Udienza del 10 marzo del 2026
Strage di Piazza della Loggia, la difesa Zorzi attacca la credibilità di Ombretta Giacomazzi
Nel corso dell’udienza del 10 marzo, nel processo davanti alla Corte d’Assise di Brescia sulla fase esecutiva della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, la difesa dell’imputato Roberto Zorzi ha concentrato la propria strategia nel tentativo di mettere in dubbio la credibilità della testimone Ombretta Giacomazzi, all’epoca fidanzata del neofascista Silvio Ferrari.
Secondo quanto riferito dalla Giacomazzi durante il dibattimento, Ferrari avrebbe avuto a disposizione una mansarda in via Aleardo Aleardi, luogo nel quale – a suo dire – si sarebbero svolti incontri tra militanti neofascisti e anche esponenti delle forze dell’ordine, tra cui l’allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino.
Per contestare questa ricostruzione, la difesa ha prodotto in aula diversi verbali di persone che negli anni Settanta abitavano proprio in via Aleardi. Tra i testimoni ascoltati vi è stato anche Guido Lovato, residente e tipografo della zona sin dagli anni Settanta, il quale ha dichiarato di non aver mai visto né Silvio Ferrari né altri giovani neofascisti frequentare quella strada, né tantomeno Ombretta Giacomazzi o appartenenti alle forze dell’ordine.
Le dichiarazioni del testimone, tuttavia, sono state ridimensionate dallo stesso Lovato quando ha ammesso di non avere visibilità sull’accesso al fondo cieco della via, circostanza che – come osservato dal presidente della Corte – potrebbe non escludere del tutto le frequentazioni indicate dalla testimone.
La prossima udienza è stata fissata per il 17 marzo 2026
Udienza del 17 marzo del 2026
Nel corso dell’udienza del 17 marzo, nel processo sulla fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, è stato sentito Nando Ferrari, ex esponente del Movimento Sociale Italiano.
La sua deposizione, durata diverse ore, è stata caratterizzata da una serie di negazioni e ritrattazioni: Ferrari ha dichiarato di non aver mai conosciuto Roberto Zorzi né Marco Toffaloni e di essersi «inventato tutto» in riferimento a una lettera scritta dal carcere in cui faceva cenno a presunti legami con ambienti veronesi.
Il testimone ha inoltre escluso di aver partecipato a riunioni nella caserma di Parona e di aver avuto conoscenza di elementi ritenuti centrali nella ricostruzione accusatoria, tra cui l’utilizzo di una Dyane azzurra.
Nel corso dell’udienza sono stati affrontati anche gli ultimi momenti di Silvio Ferrari, morto pochi giorni prima della strage mentre trasportava un ordigno.
Udienza del 16 aprile 2026
Continua la nostra attenzione su una delle pagine più tragiche e controverse della storia della Repubblica italiana. Nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Brescia sulla fase esecutiva della strage del 28 maggio 1974, l’udienza del 16 aprile ha portato in aula una figura di primo piano: l’ex ufficiale dei Carabinieri Mario Mori, chiamato a testimoniare su richiesta della difesa dell’imputato Roberto Zorzi, ex militante di Ordine Nuovo.
Un’audizione durata oltre due ore, segnata da momenti di tensione con le parti civili e da una linea difensiva netta: smentire, escludere, prendere le distanze.
Ascolta l’udienza integrale
Audio completo dell’udienza del 16 aprile 2026 (fonte radio radicale)
Udienza del 6 maggio del 2026
Martedì 5 maggio la Corte d’Assise ha effettuato un sopralluogo nell’appartamento di via Aleardi 18 a Brescia, una mansarda indicata dalla testimone Ombretta Giacomazzi come luogo nella disponibilità di Silvio Ferrari.
Secondo quanto riferito dalla Giacomazzi nel corso del dibattimento, proprio in quella piccola abitazione Ferrari avrebbe sviluppato e stampato fotografie realizzate durante riunioni riservate avvenute nella caserma dei carabinieri di Parona, a Verona.
A quegli incontri – sempre secondo la versione della testimone – avrebbero partecipato militanti neofascisti di Ordine Nuovo provenienti da Brescia e Verona, insieme a esponenti dei servizi segreti italiani e appartenenti all’Arma dei Carabinieri.
Il sopralluogo disposto dalla Corte aveva dunque un obiettivo preciso: verificare la compatibilità logistica e materiale della ricostruzione fornita dalla testimone.
Ascolta l’udienza integrale
Audio completo dell’udienza del 5 maggio 2026 (fonte radio radicale)