Strage di Piazza della Loggia: confermata la condanna di Marco Toffaloni. Prosegue il processo Zorzi

Brescia, 28 maggio 1974 un un attentato terroristico di matrice neofascista uccide otto persone ferendone più di cento

Strage di Piazza della Loggia: confermata la condanna di Marco Toffaloni. Prosegue il processo Zorzi

a Corte d’Appello per i minorenni di Brescia dichiara inammissibile il ricorso dell’ex ordinovista, confermando la condanna a 30 anni. Intanto, nel processo a Roberto Zorzi, la deposizione di Rita Stimamiglio riporta al centro il dibattito su alibi, testimonianze e contraddizioni.

Nota per i lettori

L’articolo che segue riporta i contenuti emersi nel corso dell’udienza del 25 giugno 2026 davanti al Tribunale di Brescia. Le circostanze descritte derivano dalle dichiarazioni rese in aula dai testimoni e dagli atti investigativi richiamati nel dibattimento. La valutazione della loro attendibilità e del loro rilievo probatorio spetta esclusivamente al Tribunale.

A oltre cinquant’anni dalla strage di Piazza della Loggia, la giustizia continua a confrontarsi con uno dei capitoli più complessi della storia repubblicana.

Da un lato la Corte d’Appello per i minorenni di Brescia ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato nell’interesse di Marco Toffaloni, confermando di fatto la condanna a trent’anni di reclusione inflitta in primo grado.

Dall’altro, davanti alla Corte d’Assise di Brescia, prosegue il processo nei confronti dell’ex ordinovista veronese Roberto Zorzi, nel quale continuano ad emergere testimonianze destinate ad alimentare il dibattito sulla ricostruzione dei fatti.

La Corte d’Appello conferma la condanna di Marco Toffaloni

Con la decisione depositata il 27 marzo, la Corte d’Appello per i minorenni di Brescia ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la sentenza che aveva condannato Marco Toffaloni a trent’anni di reclusione, ritenendolo uno degli esecutori materiali della strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974.

La decisione non riguarda il merito delle prove già valutate nel processo di primo grado, ma l’assenza di una specifica procura con cui l’imputato avrebbe dovuto autorizzare il proprio difensore a proporre impugnazione.

Secondo la Corte, però, non si tratta di un semplice vizio procedurale.

Nelle motivazioni i giudici evidenziano come il mancato conferimento dell’incarico si inserisca in un quadro dal quale emerge una piena consapevolezza del procedimento giudiziario da parte dell’imputato.

In altre parole, per la Corte, Marco Toffaloni era perfettamente a conoscenza dell’inchiesta, del processo e della condanna pronunciata nei suoi confronti, ma avrebbe scelto di non partecipare concretamente alla prosecuzione del giudizio.

I giudici scrivono infatti che il mancato mandato può essere interpretato come una manifestazione dell’assenza di interesse alla prosecuzione dell’accertamento giudiziario.

Un procedimento seguito a distanza

Le motivazioni ricostruiscono anche il comportamento processuale dell’ex ordinovista, oggi cittadino svizzero con il nome di Franco Maria Muller.

Fin dall’inizio delle indagini, Toffaloni era stato raggiunto dagli atti della Procura.

Nel 2021 gli venne notificato l’avviso di garanzia con l’invito a presentarsi davanti ai magistrati di Brescia, invito al quale non diede seguito.

Successivamente la Procura minorile tentò di sentirlo in Svizzera, ma egli si avvalse della facoltà di non rispondere.

Anche il decreto che dispose il giudizio gli fu notificato personalmente.

Durante il processo venne inoltre richiesto l’accompagnamento coattivo in aula attraverso la collaborazione delle autorità svizzere, iniziativa che non ebbe esito positivo.

La decisione della Corte d’Appello consolida quindi, allo stato, la condanna pronunciata nei confronti di Toffaloni come uno degli esecutori materiali della strage. Resta comunque aperta la possibilità di un ricorso in Cassazione.

🎥 ASCOLTA LA TESTIMONIANZA DI RITA STIMAMIGLIO

Le dichiarazioni richiamate in questo articolo sono tratte dalla testimonianza resa da Rita Stimamiglio

Per consentire ai lettori di verificare direttamente il contenuto delle sue dichiarazioni, pubblichiamo il video integrale.

Il processo Roberto Zorzi prosegue davanti alla Corte d’Assise

Mentre il procedimento nei confronti di Marco Toffaloni registra questo importante passaggio giudiziario, davanti alla Corte d’Assise di Brescia continua il processo che vede imputato Roberto Zorzi.

Proprio nelle ultime udienze è stata ascoltata Rita Stimamiglio, figura nota negli ambienti dell’estrema destra veronese degli anni Settanta e sorella del collaboratore di giustizia Giampaolo Stimamiglio.

Tre ore di deposizione tra smentite e contraddizioni

Per oltre tre ore Rita Stimamiglio ha risposto alle domande della Corte e del pubblico ministero Silvio Bonfigli.

L’esame è stato caratterizzato da un serrato confronto con il presidente Roberto Spanò, che in più occasioni ha contestato le incongruenze emerse rispetto alle dichiarazioni rese negli anni precedenti.

In un momento particolarmente teso dell’udienza, il presidente le ha contestato apertamente alcune affermazioni.

La risposta della testimone è stata netta:

«Sono passati più di 50 anni. Se ho detto falsità, arrestatemi.»

Una frase che sintetizza il clima di una deposizione nella quale il tema della memoria e della credibilità dei ricordi è rimasto costantemente al centro del dibattimento.

Lo scontro con il fratello Giampaolo Stimamiglio

La deposizione assume particolare rilievo perché arriva dopo quella resa da Giampaolo Stimamiglio.

Quest’ultimo aveva dichiarato che la strage sarebbe stata compiuta da quattro ordinovisti veronesi, indicando tra questi Marco Toffaloni e Paolo Marchetti, ultimo marito di Rita Stimamiglio.

Secondo il fratello, Marchetti sarebbe stato il componente del gruppo maggiormente in grado di predisporre l’ordigno esplosivo.

Rita Stimamiglio ha respinto integralmente questa ricostruzione.

Ha definito inattendibili le accuse formulate dal fratello, sostenendo che i suoi racconti sarebbero stati influenzati da profondi rancori personali.

Durante l’udienza ha inoltre ammesso che tra loro i rapporti erano degenerati al punto da commissionare un’aggressione nei suoi confronti.

L’alibi di Marco Toffaloni

Uno degli aspetti più delicati della deposizione riguarda il tentativo di confermare l’alibi di Marco Toffaloni.

Secondo Rita Stimamiglio, nei giorni della strage lei, il marito dell’epoca Giuseppe Fisanotti, Paolo Marchetti e lo stesso Toffaloni si trovavano nel veronese presso un ritiro spirituale riconducibile ad Ananda Marga.

Ha sostenuto che Toffaloni fosse sempre con loro e ha dichiarato:

«È stato condannato da innocente.»

Le contestazioni della Procura

Il pubblico ministero Silvio Bonfigli ha però richiamato alcune dichiarazioni rese dalla stessa Rita Stimamiglio nel 2012.

In quei verbali la testimone aveva collocato l’arrivo del monaco soltanto alla fine del 1974 e aveva dichiarato di non averlo mai conosciuto personalmente.

Anche l’incontro con Marco Toffaloni sarebbe avvenuto, secondo quelle dichiarazioni, soltanto alla fine di quell’anno.

La Procura ha inoltre prodotto documentazione fotografica che sembrerebbe collocare il ritiro spirituale richiamato dalla testimone nel 1975 e non nel maggio del 1974.

Due procedimenti, un’unica ricerca della verità

La conferma della condanna di Marco Toffaloni e le testimonianze che stanno emergendo nel processo Roberto Zorzi rappresentano due percorsi giudiziari distinti ma strettamente collegati.

Da una parte vi è una sentenza che individua in Toffaloni uno degli autori materiali della strage; dall’altra continua il dibattimento volto ad accertare eventuali ulteriori responsabilità.

A oltre mezzo secolo dall’attentato del 28 maggio 1974, la ricerca della verità giudiziaria prosegue ancora attraverso documenti, testimonianze e ricostruzioni che la Corte sarà chiamata a valutare nel loro complesso.

Guglielmo Bongiovanni

Questo articolo ha 2 commenti

  1. rita s.marchetti

    Riceviamo e pubblichiamo una mail pervenutaci dalla signora Rita Stimamiglio in Marchetti:
    Spettabili signori,tutti questi processi non sono “preparati” da inquirenti e magistrati per una ricerca di “Verità” ma sono originati e portati avanti per fini politici e di convenienza. Il processo a Marco Toffaloni è l’esempio emblematico. Il Toffaloni aveva già un dato oggettivo che lo scagionava: quella mattina era a scuola e il registro di classe lo testimoniava.La foto che ritrae un ragazzo nella piazza della Loggia, NON È LUI. Marco Toffaloni aveva lineamenti più marcati e non era così grazioso. Gli inquirenti lo sapevano bene già dall’inizio delle indagini. Il “super collaboratore di Giustizia” Giampaolo Stimamiglio,ovvero mio fratello, si è inventato la prima solenne ” panzana” per due motivi fondamentali:1) stava cercando una fonte di sostentamento e la più immediata per lui era quella del “collaboratore” essendo stato già in precedenza un informatore.Gli serviva però qualcosa di eclatante.2) oltre ad essere un mitomane era anche una persona vendicativa: era convinta che l’aggressione subita nel 1975 fosse stata opera di tre persone che erano allora ,i miei amici più cari, ovvero Marchetti- Sterbeni e Toffaloni. In realtà io sono stata la responsabile morale,ma non furono loro ad aggredirlo. A prescindere da ciò, iniziò la Sua vendetta a scoppio ritardato,inventandosi qualunque cosa contro di noi,diventammo così i jolly per tutte le stagioni.Infatti era diventato amico del personaggio adatto ai suoi scopi. È stato un “matrimonio” perfetto. Potrei scrivere per ore,ma qui non è il caso. Cambiando argomento: la foto del ritiro di Ananda Marga è del 1975,con un monaco che è venuto dopo il monaco filippino. Mario Tonello,nel 1974 non conosceva ancora l’Ananda Marga. La moglie Praba( Erika Moser-Svizzera) nel 1975 non era presente in Italia. Si è sposata con Tonello anni dopo.Ma non c’è più sordo di chi non vuole sentire né più cieco di chi non vuole vedere. Prova ne sia che non è stato concessa la possibilità di celebrare il processo di appello alla vittima innocente di mala giustizia Toffaloni. Tutti lì nel Tribunale sanno che è innocente. Dico tutti…ma che figura farebbero ad ammetterlo! Dunque si và avanti calpestando tutto e tutti ma calpestando soprattutto la memoria delle vittime di quell’atto ignobile che fu la strage in piazza della Loggia il 28 maggio 1974, d’altra parte: può lo Stato condannare se stesso??? Ricordo che fa comodo parlare di servizi di intelligence deviati- alti graduati personalmente colpevoli ed invece promossi ecc ecc ecc. Perfino i veri e seri comunisti di un tempo( per esempio Lotta Continua) fin da sempre sapevano che le stragi erano fatte dallo stato. Potrei scrivere per ore, ma ora concludo. Ho fatto solo alcuni cenni,ci sarebbe da fare emergere molto di più. Stiamo preparando memorie per quando non ci saremo più, per il presente invece denunce di calunnia.per quel poco che potremo fare desideriamo che almeno Toffaloni venga scagionato.

    n fede rita s.m.

  2. Guglielmo Bongiovanni

    Nota della redazione

    Gentile dott.ssa Rita Stimamiglio,

    la ringrazio per aver voluto inviare il suo commento al nostro articolo e per aver esposto in modo articolato la sua posizione. Ho ritenuto corretto pubblicarlo integralmente affinché i lettori potessero conoscere direttamente il suo punto di vista, nel pieno rispetto del pluralismo dell’informazione e del diritto di ciascuno di esprimere le proprie convinzioni.
    Desidero tuttavia precisare alcuni aspetti, esclusivamente alla luce degli atti processuali e delle decisioni giudiziarie fin qui intervenute.
    Anzitutto, il procedimento che il nostro sito sta seguendo con particolare attenzione è quello attualmente in corso davanti alla Corte d’Assise di Brescia nei confronti dell’ex ordinovista Roberto Zorzi, del quale continueremo a documentare le udienze, le testimonianze e gli sviluppi processuali, mettendo a disposizione dei lettori, quando possibile, anche le registrazioni integrali delle udienze tratte da Radio Radicale.
    Per quanto riguarda invece Marco Toffaloni, allo stato esistono due dati giudiziari oggettivi che non possono essere ignorati.
    Il primo è rappresentato dalla sentenza del Tribunale per i minorenni di Brescia del 3 aprile 2025, che ha condannato Marco Toffaloni alla pena di trent’anni di reclusione, ritenendolo uno degli esecutori materiali della strage di Piazza della Loggia.
    Il secondo è costituito dalla decisione della Corte d’Appello per i minorenni di Brescia, che nel marzo 2026 ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto contro quella sentenza.
    Questi sono, allo stato, gli unici dati processuali certi.
    Ciò non significa, naturalmente, che la vicenda giudiziaria sia definitivamente conclusa.
    Come previsto dal nostro ordinamento, anche Marco Toffaloni beneficia della presunzione di innocenza fino a quando la sentenza non diventerà irrevocabile, principio fondamentale che vale per ogni imputato.
    Qualora i suoi difensori decidessero di proporre ricorso alla Corte di Cassazione, sarà la Suprema Corte a pronunciarsi e il nostro sito darà conto dell’eventuale decisione con lo stesso rigore con cui ha seguito le precedenti fasi del procedimento.
    Lei sostiene inoltre che Marco Toffaloni non fosse presente in Piazza della Loggia la mattina del 28 maggio 1974.
    Su questo punto non possiamo sostituire le nostre valutazioni a quelle espresse dai giudici.
    Nella sentenza del Tribunale per i minorenni di Brescia si legge infatti:
    «Il Collegio ritiene che possa raggiungersi la conclusione che gli accertamenti tecnici effettuati sulle immagini fotografiche in atti dimostrano in modo oggettivo e con assai elevato grado di probabilità che il ragazzo effigiato nella fotografia di Piazza della Loggia sia Marco Toffaloni.»
    Per quanto riguarda, invece, il riferimento ai registri scolastici del Liceo Fracastoro di Verona, richiamato nel suo commento quale prova della presenza di Marco Toffaloni a scuola la mattina del 28 maggio 1974, riteniamo altrettanto doveroso riportare quanto accertato dal Tribunale nella medesima sentenza.
    I giudici evidenziano infatti che il registro di classe e i registri personali degli insegnanti, cioè i documenti che avrebbero potuto attestare con maggiore affidabilità la presenza o l’assenza degli studenti, non sono stati rinvenuti.
    Sono invece stati acquisiti i registri generali delle assenze, compilati dalla segreteria scolastica sulla base delle annotazioni contenute nei registri di classe.
    Dall’istruttoria è però emerso che tali registri non venivano necessariamente aggiornati giorno per giorno, ma potevano essere compilati anche con cadenza settimanale, mensile o addirittura al termine del trimestre.
    Per questa ragione il Tribunale ha ritenuto che quei registri non certificassero la presenza di Marco Toffaloni a scuola il 28 maggio 1974, ma attestassero semplicemente che non risultava annotata la sua assenza.
    La stessa sentenza richiama inoltre un elemento ritenuto significativo dai giudici: il caso dello studente Guarino Lo Bianco, che risultava non assente nei registri scolastici il 22 maggio 1974 pur trovandosi, in realtà, già detenuto in carcere dal giorno precedente.
    Secondo il Tribunale, proprio questo episodio dimostra che i registri generali delle assenze non costituivano una prova certa della presenza in classe degli studenti.
    Per tali motivi la sentenza conclude che le risultanze dei registri scolastici non sono idonee a smentire gli altri elementi probatori acquisiti nel processo, compresi gli accertamenti tecnici svolti sulle fotografie scattate la mattina della strage.
    Per quanto riguarda, invece, il difficile rapporto tra lei e suo fratello Giampaolo Stimamiglio, così come i severi giudizi da lei espressi nei suoi confronti, riteniamo che non spetti a noi stabilire chi abbia ragione.
    Abbiamo ritenuto corretto pubblicare integralmente il suo intervento affinché i lettori possano conoscerne il contenuto, ma sarà esclusivamente la Corte, nell’ambito del processo in corso, a valutare l’attendibilità delle rispettive dichiarazioni e il loro eventuale rilievo probatorio.
    Infine, nel suo commento lei afferma che le stragi quindi, ne deduco, anche quella di piazza della Loggia sarebbe stata opera dello Stato.
    Su questo tema desideriamo precisare la posizione editoriale del nostro sito.
    Abbiamo documetato nel nostro sito come negli ultimi decenni numerose sentenze, relazioni, verbali, hanno accertato il ruolo svolto da appartenenti a settori degli apparati dello Stato, dei servizi di intelligence e di alcuni vertici militari nell’attività di depistaggio, nell’occultamento di prove e nell’ostacolare l’accertamento della verità giudiziaria non solo su vicende legate all’estremismo “nero” o “rosso” che sia.
    Basti per ultimo vedere ciò che sta accadendo, oggi, intorno e dietro le stragi di Capaci e via D’Amelio o quello che si nascode dietro l’omicidio di Luigi Ilardo.
    Altrettante sentenze, relazioni, documenti, di cui abbiamo dato conto in questo spazio web, hanno accertato anche il ruolo, probabilmente, determinante, nella stagione della cosiddetta strategia della tensione, svolto dalla nota loggia massonica P2 legata a Licio Gelli.
    Allo stesso tempo, non si può negare che diversi procedimenti giudiziari definitivi hanno individuato in appartenenti all’eversione neofascista e, in particolare, in militanti riconducibili a Ordine Nuovo, gli esecutori materiali, o comunque gli autori delle azioni terroristiche e stragiste oggetto di quei processi.
    Si tratta di vicende estremamente complesse, che continueremo ad approfondire attraverso documenti, sentenze e fonti processuali, distinguendo sempre tra fatti accertati, ricostruzioni storiche e ipotesi di ricerca.
    La linea editoriale del nostro sito rimarrà quella seguita fin dalla sua nascita: raccontare i fatti attraverso gli atti giudiziari, le sentenze, le ordinanze e i documenti processuali, dando spazio anche alle opinioni diverse quando espresse nel rispetto del confronto civile, ma evitando di sostituirci ai giudici nelle valutazioni che competono esclusivamente all’autorità giudiziaria.
    Con questo spirito continueremo a seguire il processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Brescia e tutti gli eventuali futuri sviluppi processuali, compreso un eventuale giudizio della Corte di Cassazione sulla posizione di Marco Toffaloni, affinché siano i lettori, sulla base dei documenti e delle decisioni della magistratura, a formarsi un’opinione libera e consapevole.

    Guglielmo Bongiovanni
    Responsabile del sito https://www.luigiilardo.com

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