Stato, mafia e verità incompiute: Luana Ilardo e Antonio Ingroia a Busto Garolfo

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VERITÀ TRADITE. A Busto Garolfo Luana Ilardo e Antonio Ingroia raccontano il lato oscuro tra Stato e mafia

Sabato 3 ottobre 2026 un incontro pubblico dedicato alle verità rimaste nell’ombra. La figlia di Luigi Ilardo, il confidente del colonnello Michele Riccio assassinato a Catania il 10 maggio 1996, dialogherà con l’ex magistrato Antonio Ingroia. Al centro della serata, le pagine più controverse della lotta alla criminalità organizzata e gli interrogativi che, a distanza di trent’anni, continuano ad accompagnare l’omicidio Ilardo.

Le verità che il tempo non ha cancellato

Ci sono storie che non si esauriscono nelle sentenze, vicende che continuano a interrogare le istituzioni e a chiedere risposte anche quando sono trascorsi decenni. Quella di Luigi Ilardo è una di queste.

Sabato 3 ottobre 2026, alle ore 21.00, presso la Sala civica di via Magenta 25 a Busto Garolfo (Milano), si terrà l’incontro pubblico dal titolo «Verità tradite. Il lato oscuro tra Stato e mafia», promosso dal Comune di Busto Garolfo, attraverso l’Assessorato alla Cultura e alla Legalità, in collaborazione con la Fondazione Spazio Legalità.

A confrontarsi saranno Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo, e Antonio Ingroia, ex magistrato impegnato per anni nelle indagini sulla criminalità mafiosa e sui suoi rapporti con settori del potere che fu il più vicino a Paolo Borsellino in quei terribili 55 giorni che seperano la morte del giudice Falcone da quella del giudice palermitano fatto saltare in aria in via D’Amelio il 19 luglio del 1992.

A moderare l’incontro sarà il giornalista Ersilio Mattioni.

Una serata che, prendendo le mosse da due pubblicazioni, intende affrontare alcuni degli aspetti più oscuri e meno raccontati della lotta alla mafia, portando all’attenzione del pubblico testimonianze, interrogativi e vicende che continuano a suscitare interesse e dibattito.

Luana Ilardo: trent’anni alla ricerca della verità

La presenza di Luana Ilardo assume un significato particolare.

Il 10 maggio 1996 suo padre Luigi veniva assassinato a Catania, alla vigilia della formalizzazione della sua collaborazione con la giustizia.

Conosciuto negli ambienti investigativi come fonte Oriente, Ilardo aveva intrapreso un delicato rapporto di collaborazione confidenziale con il colonnello dei Carabinieri Michele Riccio, fornendo informazioni di straordinaria importanza sugli equilibri interni di Cosa Nostra che portarono all’arresto e alla decimazione della famiglia mafiosa dei Madonia di Caltanissetta e sulla latitanza di Bernardo Provenzano.

Fu proprio grazie alle sue indicazioni che, il 31 ottobre 1995, Riccio e alcuni uomini del ROS arrivarono nelle campagne di Mezzojuso, dove era stata segnalata la presenza del boss corleonese. Un’operazione che non si concluse con la cattura di Provenzano e che sarebbe diventata uno dei passaggi più discussi dell’intera vicenda.

Pochi mesi dopo, il 2 maggio 1996, Luigi Ilardo partecipò a Roma a un importante incontro con rappresentanti delle procure interessate alla sua futura collaborazione: il capo della procura palermitana dell’epoca Giancarlo Caselli, il capo della procura di Caltanissetta Giovanni Tinebra, la dott. ssa Teresa Principato, all’epoca in forza presso il pool antimafia.

Otto giorni più tardi Luigi Ilardo venne ucciso. Del contenuto di quella riunione, stranamente, non venne vebalizzata una sola parola.

Da allora, attorno alla sua morte e alla mancata cattura di Provenzano, sono rimaste domande che attraversano atti giudiziari, testimonianze e ricostruzioni investigative.

Chi era a conoscenza della decisione di Ilardo di collaborare ufficialmente con la magistratura? Perché non si arrivò alla cattura di Provenzano? Quali circostanze precedettero l’assassinio del confidente?

Interrogativi che non possono essere liquidati come semplici episodi del passato.

Luana Ilardo ha continuato negli anni a mantenere viva la memoria del padre, chiedendo che la sua vicenda venga conosciuta nella sua complessità e che le questioni ancora controverse non scompaiano dal dibattito pubblico.

La sua partecipazione all’incontro di Busto Garolfo rappresenta dunque anche un’occasione per restituire voce a una storia che appartiene non soltanto alla memoria di una famiglia, ma a una pagina importante della storia italiana.

Due libri per interrogare il rapporto tra Stato e mafia

Il dibattito prenderà spunto da due opere che affrontano, attraverso prospettive differenti, vicende legate alla criminalità organizzata, alle istituzioni e alla ricerca della verità.

La prima è «Luigi Ilardo. Omicidio di Stato. La testimonianza della figlia Luana», scritto da Anna Vinci, con prefazione di Michele Riccio.

La seconda è «Traditi. Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla magistratura», di Antonio Ingroia con Massimo Giletti.

Due pubblicazioni che offriranno l’occasione per allargare il confronto alle contraddizioni, ai silenzi e agli aspetti più controversi di alcune stagioni della lotta alla mafia.

Il dialogo tra Antonio Ingroia e Luana Ilardo consentirà inoltre di mettere a confronto l’esperienza di chi ha operato all’interno della magistratura con quella di una figlia che, da trent’anni, continua a chiedere chiarezza sulla morte del padre.

La memoria come impegno civile

Raccontare oggi la storia di Luigi Ilardo significa tornare a interrogarsi su quanto accadde negli anni in cui Cosa Nostra, dopo la stagione delle stragi, attraversava una fase di profonda trasformazione.

Significa anche ricordare il ruolo di un uomo che, attraverso le informazioni trasmesse al colonnello Riccio, aveva contribuito ad aprire importanti prospettive investigative.

L’appuntamento di Busto Garolfo vuole essere un momento di confronto pubblico su questi temi, ma anche un’opportunità per avvicinare le nuove generazioni a vicende che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese.

Perché ricordare non significa soltanto commemorare. Significa continuare a porre domande, confrontarsi con i documenti e impedire che il trascorrere del tempo trasformi le questioni irrisolte in pagine dimenticate.

Guglielmo Bongiovanni