Serie | L’audizione di Luana Ilardo sull’omicidio di Luigi Ilardo: I nomi, Roma e la condanna
EPISODIO 9
2 maggio 1996, Roma
L’incontro con i magistrati e la frase che Luana Ilardo indica come la vera condanna a morte di suo padre
Luana Ilardo colloca il 2 maggio 1996 come una data spartiacque. Dopo mesi di stallo operativo, lettere anonime, pressioni contraddittorie e il mancato arresto di Bernardo Provenzano nonostante indicazioni precise, Luigi Ilardo compie una scelta definitiva: si affida esclusivamente all’autorità giudiziaria.
«Alla luce di questi ennesimi fatti non comprensibili e di quell’arresto mai avvenuto, mio padre decise di mutare il suo stato, rivolgendosi in maniera esclusiva all’autorità giudiziaria, affinché potesse entrare in un programma di protezione.»
Luana precisa luogo e contesto.
«In data 2 maggio 1996, si recò a Roma presso la sede dei ROS…»
Ad attenderlo, secondo la sua ricostruzione, vi sono figure di massimo livello istituzionale.
«…trovò ad attenderlo il dottor Caselli, procuratore di Palermo, il dottor Tinebra, voluto fortemente dal colonnello Mori, e la dottoressa Principato della DDA di Palermo.»
Luana sottolinea un elemento che considera essenziale: la volontà del padre di scegliere con chi parlare.
«Mio padre espresse sempre la volontà di collaborare esclusivamente con il dottor Caselli e non con altri.»
L’incontro con Mori e la frase decisiva
Prima di entrare nella stanza con i magistrati, avviene un episodio che Luana definisce determinante. Luigi Ilardo e il colonnello Riccio si trovano in una stanzetta adiacente quando vedono passare nel corridoio il colonnello Mario Mori.
«…videro passare dal corridoio il colonnello Mario Mori, che venne chiamato dal Riccio per presentargli l’Ilardo.»
È in questo momento che, secondo Luana, suo padre pronuncia una frase che non lascia spazio ad ambiguità.
«Quest’ultimo in maniera molto decisa affrontò il colonnello Mori, dicendogli testuali parole:
“Molti attentati che sono stati addebitati esclusivamente a Cosa nostra sono stati commissionati da voi, e voi lo sapete bene.”»
Luana racconta la reazione immediata.
«Mori irrigidendosi si voltò di scatto e andò via senza profferire una sola parola e rendendosi irreperibile per tutto il giorno.»
Luana si sofferma su questo passaggio perché, nel suo racconto, segna un prima e un dopo.
«Riccio… da quel momento in poi decreterà quella frase pronunciata dalla sua fonte come la sua vera condanna a morte.»
Le quattro ore di dichiarazioni
L’incontro con i magistrati dura a lungo. Luana ne indica la durata con precisione.
«Durante quell’incontro, durato circa quattro ore…»
Descrive anche la postura e l’atteggiamento del padre.
«…mio padre, posizionando la sedia verso il dottor Caselli, parlando esclusivamente con lui come se fosse l’unico interlocutore presente…»
Luana usa un’immagine efficace per rendere il flusso delle dichiarazioni.
«…tipo fiume, stese gli inizi del target della sua collaborazione…»
Il primo punto affrontato è l’incontro con Provenzano.
«…raccontando l’incontro avvenuto con il Provenzano…»
Ma subito dopo, secondo Luana, Ilardo va oltre. Per la prima volta parla apertamente di omicidi e stragi mai chiariti, indicando la presenza di soggetti esterni a Cosa nostra.
«…continuando a parlare, per la prima volta, di tutti quegli omicidi e quelle stragi mai totalmente chiarite… che hanno sempre avuto l’ombra di compartecipazioni e volontà di soggetti non appartenenti a Cosa nostra, ma di ambienti istituzionali deviati.»
Luana elenca i nomi e i fatti citati dal padre.
«In particolare accennò agli omicidi di Claudio Domino, dell’agente Piazza, dell’agente Agostino e della moglie Castelluccio Ida, di Pio La Torre, di Giuseppe Insalaco e di Piersanti Mattarella…»
A questi aggiunge eventi chiave della storia italiana recente.
«…nonché al fallito attentato dell’Addaura e a tutti quegli elementi utili per dare una corretta chiave di lettura in ordine alle stragi accadute nel Paese a partire dagli anni Settanta… comprese quelle del 1992, dove trovarono la morte i giudici Falcone e Borsellino.»
Rampulla e “faccia di mostro”
Luana riferisce anche un passaggio tecnico ma di enorme rilievo.
«A tal proposito disse che, avendo conosciuto e avuto a che fare con il Rampulla molti anni prima, sarebbe stato in grado di confermare la sua reale partecipazione come artificiere degli ordigni esplosi durante le stragi di Capaci e Via D’Amelio…»
Ilardo, secondo Luana, spiega il perché.
«…perché ne conosceva il modo di lavorare, riferito alla scelta del tipo di materiale utilizzato e il modo di confezionamento degli ordigni.»
È in questo contesto che compare per la prima volta un nome destinato a diventare centrale.
«Fu in quella stessa occasione… che per la prima volta in assoluto qualcuno, Ilardo, parlò dell’esistenza di un personaggio oggi meglio conosciuto come “faccia di mostro”, successivamente identificato in Giovanni Aiello.»
Quando le informazioni diventano pericolose
EPISODIO 10
I quattro giorni
Registrazioni, fuga di notizie e il conto alla rovescia verso il 10 maggio 1996
Luana Ilardo apre questa parte dell’audizione chiarendo che ciò che accade dopo il 2 maggio 1996 non è una sequenza casuale di eventi, ma un’accelerazione improvvisa, compressa in pochi giorni, che porta direttamente all’omicidio del padre.
«Ricordo a questa Commissione che, quando si parla di accelerazione dell’omicidio, mancavano solo quattro giorni al suo ingresso ufficiale nel programma di protezione.»
L’ordine di registrare… e il contrordine
Dopo l’incontro del 2 maggio, il dottor Caselli chiede esplicitamente a Riccio di iniziare a registrare le dichiarazioni di Luigi Ilardo.
«Finito l’incontro, il dottor Caselli si premurò di chiedere a Riccio che iniziasse un lavoro di registrazione con l’Ilardo, in modo da anticipare i temi che successivamente si sarebbero trattati.»
Ma a pochi metri di distanza avviene l’ennesima frattura.
«A pochi metri di distanza invece il generale Subranni, in compagnia del dottor Tinebra, fermandolo, invitarono il Riccio a non effettuare alcuna registrazione.»
La motivazione addotta, secondo Luana, è sconcertante.
«…in quanto queste sarebbero state inutili perché non avrebbero potuto avere nessuna valenza probatoria.»
Riccio riferisce questa richiesta a Ilardo, che reagisce con una decisione netta.
«Mio padre rispose che nelle future verbalizzazioni all’autorità giudiziaria di Palermo, per comprovarne l’operato anomalo, avrebbe riferito anche fatti riguardanti il generale Subranni.»
Le prime registrazioni
Nonostante il contrordine, Riccio procede. Il 7 maggio 1996 incontra nuovamente Luigi Ilardo per iniziare le registrazioni.
«In data 7 maggio 1996 il Riccio incontrerà nuovamente l’Ilardo per iniziare le registrazioni suggerite da Caselli.»
Luana precisa che una di quelle registrazioni è proprio la lettera letta all’inizio dell’audizione.
«Quella che vi ho letto all’inizio è una di quelle famose registrazioni.»
Una di queste avviene durante un viaggio verso la Calabria.
«Una di queste si svolgerà durante un viaggio in cui mio padre andò ad Ardore, Reggio Calabria…»
Lì incontra l’avvocato Minniti, suo amico ed esponente politico, che lo informa di un fatto rilevante.
«…il quale lo informò che la Criminalpol di Catania aveva in corso un’indagine sopra di lui sempre per l’omicidio Minniti e Famà.»
Luana inserisce un ricordo personale che colloca temporalmente e umanamente quei giorni.
«Ricordo personalmente che la sera, rientrato a casa, portò uno scatolone pieno di santini elettorali con il logo di Forza Italia, con cui io e mia sorella iniziammo a giocare.»
L’ultimo incontro e l’appuntamento fissato
Il 10 maggio 1996, Riccio incontra Luigi Ilardo per l’ultima volta.
«Il giorno 10 maggio Riccio incontrò per l’ultima volta mio padre.»
Viene fissato l’appuntamento successivo.
«…nel salutarlo concordarono il successivo appuntamento in data 14 maggio, per affrontare il nuovo interrogatorio già in veste ufficiale di collaboratore di giustizia.»
Luana sottolinea un dettaglio decisivo.
«…in quanto la mattina stessa si sarebbe dovuto attuare il trasferimento in sito protetto di mio padre e di noi familiari.»
Mancavano quattro giorni.
La registrazione del capitano Damiano
Dopo aver salutato Ilardo, Riccio si reca all’aeroporto di Catania. Qui avviene un episodio che Luana considera centrale.
«Riccio, lasciato l’Ilardo, raggiunse l’aeroporto di Catania, dove si incontrò con il capitano Damiano.»
In un bar, Riccio registra Damiano di nascosto.
«…Riccio registrò il capitano Damiano (nastri depositati all’autorità giudiziaria)…»
Il contenuto della conversazione è esplosivo.
«…il quale gli disse che dalla procura della Repubblica di Caltanissetta era trapelata all’esterno la notizia che Luigi Ilardo avesse intrapreso una collaborazione con la giustizia.»
Damiano indica anche le presunte responsabilità.
«…individuando le responsabilità della fuga di notizie nelle figure del dottor Tinebra e del suo vice dottor Giordano.»
L’allarme ignorato
Riccio reagisce immediatamente.
«Appresa quella notizia… il Riccio chiamerà immediatamente i suoi superiori, Mori e Obinu.»
Ma la risposta che riceve, secondo Luana, è glaciale.
«…che puntualmente non mostrarono nessuna preoccupazione, esternando assoluto disinteresse per l’incolumità dell’Ilardo.»
Riccio avverte che riferirà tutto all’autorità giudiziaria nel successivo incontro.
«Riccio… fece presente che nel successivo incontro del 14 maggio avrebbe riferito tale grave circostanza in presenza dell’autorità giudiziaria.»
Le ultime telefonate
Preoccupato, Riccio prova a contattare Ilardo.
«Preoccupato di quanto appreso, Riccio iniziò a chiamare con insistenza l’utenza mobile di mio padre, che risultava non raggiungibile.»
Chiama allora la famiglia.
«Chiamò quindi in campagna, nella nostra casa di Lentini… dove gli era stato risposto da mio nonno che mio padre era già andato via verso casa.»
Sapendo che mancavano pochi giorni alla protezione ufficiale, Riccio parte.
«…sapendo che mancavano solo quattro giorni alla tutela ufficiale di mio padre, si imbarcò sul volo Catania-Genova.»
La notizia in televisione
Luana descrive l’arrivo di Riccio a casa.
«Riccio apprestandosi ad entrare nel suo appartamento, troverà la moglie in lacrime, con il televideo acceso che riportava la notizia della morte di mio padre.»
Nessuno lo aveva avvisato.
«Nessuno dei suoi superiori aveva alzato il telefono per avvisarlo di quanto già gli organi di stampa stavano divulgando.»
Il giorno dopo, il rientro a Roma.
«L’indomani mattina mi presentai al comando dei ROS (Roma)…»
E una frase che Luana riporta testualmente.
«Un Subranni irridente… mi disse: “Ti hanno ammazzato il confidente!”»
Mori, invece, secondo Riccio, ammette un punto chiave.
«Mori… convenne che l’omicidio di Ilardo era avvenuto per impedirne la collaborazione.»
Riccio annota una frase nella sua agenda.
«Riportai nella mia agenda: “La storia si ripete”.»
Il 10 maggio 1996, ore 20:45
Luana chiude l’episodio con il racconto diretto della sera dell’omicidio.
«Il 10 maggio 1996 alle ore 20,45 una sera di apparente serenità… divenne il giorno più buio della vita mia e dei miei fratelli.»
Il padre stava per uscire a mangiare una pizza.
«…sentito l’inferno di quegli spari, corremmo sotto casa a prendere tra le braccia il corpo inerme di nostro padre…»
Le immagini sono definitive.
«…tentando di strapparlo invano alla morte, sporcandoci i vestiti e l’anima per sempre del suo sangue.»
Luana conclude con una frase che spiega perché questi quattro giorni sono centrali.
«Mentre due bambini di nove mesi da quel giorno cresceranno senza alcun ricordo di chi li ha messi al mondo.»
Continua: Da qui in avanti, l’audizione entra nel dopo, ed è forse ancora più inquietante.
Rimanete con noi…